Alta Via n.1 delle Dolomiti

Alta Via n.1 - da Braies a Belluno. Tutte le informazioni per preparare e affrontare al meglio questo trekking di più giorni tra le Dolomiti.
alta-via-19
Vista dal passo Giau

Quest’anno abbiamo deciso di cimentarci in un nuovo, per noi, tipo di viaggio: 10 giorni di trekking sulle Dolomiti, percorrendo l’Alta Via n.1.

La scelta di questo trekking

Come ci è venuta in mente questa folle idea? Ancora ce lo stiamo chiedendo anche noi! No, a parte gli scherzi, e la fatica fatta, è stato davvero un modo di viaggiare che ci è piaciuto molto, lento e a contatto con la natura.
Leggendo le diverse possibilità abbiamo trovato l’Alta Via n.1 delle Dolomiti che ci è parsa subito la soluzione migliore per noi: le Dolomiti sono tra i posti più belli al mondo, la n.1 aveva un livello adeguato alla nostra preparazione e si poteva percorrere per intera in 10 giorni, tempo perfetto per noi.

Alta via delle dolomiti 1
Il classico segnavia dell’Alta via delle Dolomiti 1

Caratteristiche dell’Alta Via n.1

L’Alta Via n.1 è un trekking che parte dal lago di Braies, in Alto Adige, e arriva a Belluno. Il trekking standard prevede 11 tappe.

Il periodo migliore per percorrere l’Alta Via n.1 è da giugno a settembre. Fuori da questo periodo i rifugi (o molti di essi) sono chiusi e si può trovare neve sul percorso, che lo rende impraticabile.

Per il pernotto è consigliato affidarsi ai rifugi visto che, attraversando molti parchi naturali, il campeggio è vietato. Raramente si incontra qualcuno che opta per la tenda, ma se doveste scegliere questa opzione tenete in considerazione che dovreste montarla dopo il tramonto e smontarla prima dell’alba, senza dimenticare il peso aggiuntivo che dovreste portarvi sulle spalle.

Per il pernotto ci sono numerosi rifugi, ma che vanno assolutamente prenotati con anticipo. Chi vuole assicurarsi un posto letto nei rifugi situati nei punti panoramici più spettacolari e in quelli più comodi per il percorso deve prenotare anche con diversi mesi di anticipo. Noi abbiamo prenotato a metà maggio per inizio luglio e abbiamo trovato posto per tutte le notti, ma in tre occasioni abbiamo dovuto scegliere un rifugio alternativo a quello previsto dal giro classico (ma non per questo ci siamo trovati male, anzi!).

Il livello dei sentieri è per la maggior parte E (Escursionistico) ed EE (Escursionistico per esperti), alcuni punti sono classificati EEA (Escursionistico per Esperti Attrezzati) che però sono evitabili.

L’organizzazione

I rifugi sull’Alta Via n.1

Rifugio Adolfo Sonnino Al Coldai
Rifugio Adolfo Sonnino Al Coldai

Come dicevamo poco sopra, è consigliato iniziare a organizzarsi con alcuni mesi di anticipo per assicurarsi il pernotto nei rifugi migliori. Sul sito Rifuginrete potete trovare tutte le informazioni sui rifugi lungo il percorso. Sulle guide dell’Alta Via n.1 sono sempre consigliati uno o al massimo due rifugi per tappa, perché sono quelli del percorso tradizionale, ma basta spostarsi di qualche chilometro o deviare il percorso e si possono raggiungere molti altri rifugi, per poi immettersi nuovamente nel percorso classico.

La guida

Nell’organizzazione per noi è stata fondamentale la guida Alta Via n.1 delle Dolomiti. Qui sono spiegate nel dettaglio le 12 tappe: la difficoltà di ciascuna, la lunghezza, il dislivello, la presenza o meno di acqua sul percorso, i rifugi presenti e per ciascuna sono indicati anche le possibili alternative e le vette che si possono raggiungere. Per ciascuna tappa dell’Alta Via n.1 c’è anche la cartina con indicato il percorso da seguire.

L’attrezzatura

Lo zaino: è fondamentale! Sarà il vostro compagno di viaggio per tutto il viaggio e sarete molto più contenti di averlo con voi se sarà leggero e dotato di tutti gli accorgimenti per scaricare il peso non solo sulle vostre povere spalle! Per il peso consigliamo non più di 12-13 kg (l’ideale sarebbe non più del 20% del proprio peso). Portate solo lo stretto indispensabile!

I bastoncini: assolutamente necessari! Io non li avevo mai usati prima in montagna e mi sembravano quasi scomodi e inutili. Per fortuna Thomas ha insistito, perchè davvero cambiano la vita! In salita sono quasi due gambe in più e nelle discese lunghe e impegnative permettono di scaricare il peso non solo sulle ginocchia.

Frutta secca: leggera e nutriente! Perfetta per gli spuntini!

Sacco letto: indispensabile per dormire nei rifugi! Senza non potete. E decisamente più leggero di un sacco a pelo (non indispensabile).

Abbigliamento: per la prima volta la scelta dell’abbigliamento è stata la parte più semplice e veloce di tutti i preparativi! Non mi sembrava vero, solo due magliette e due pantaloncini, di cui uno che poteva diventare anche lungo. Non vi preoccupate, non vuole dire che puzzerete per tutta l’Alta Via, potete lavare i vostri indumenti nei rifugi.

Costi

I costi da mettere in conto durante il trekking sull’Alta Via riguardano: i rifugi e i pasti.

Per il pernotto il costo è di circa 20/25€ per il letto in camerata, che si abbassa sensibilmente nei rifugi CAI per chi è socio. Molti rifugi offrono la possibilità della mezza pensione, a circa 55€, con inclusa quindi cena e colazione. Noi però sceglievamo sempre l’opzione solo pernotto e colazione, e pagavamo la cena alla carta perché ci risultava più economico e adeguato alle nostre esigenze. In questo modo i costi per i pasti diventavano 10€ per la colazione (costo fisso) e sui 13-15€ per la cena. Per il pranzo prendevamo un panino al rifugio e ci eravamo portati da casa: frutta secca, carote e scatolette di tonno. Ah, non dimenticate i costi per i gettoni delle docce: in alcuni rifugi l’acqua calda è a pagamento, e ogni gettone costa tra i 3 e i 5€ a seconda della durata dell’erogazione dell’acqua calda.

Le tappe dell’Alta Via n.1 delle Dolomiti

Per ogni tappa vi segnaliamo la lunghezza, il dislivello e la durata (tutti come segnalati sulla guida). Attenzione però che i tempi di percorrenza indicati sono corretti se si cammina di buon passo e senza calcolare le soste. Noi ci fermavamo sempre per tappe fotografiche, per gli spuntini o per il pranzo e così ci mettevamo sempre un 25% in più.

Tappa 1 – Dal lago di Braies al rifugio Biella

  • Lunghezza: 6,3 km
  • Dislivello: +901 -68
  • Durata: 3,20 h

Come inizio è decisamente impegnativo! Dopo un giro del bellissimo lago di Braies si inizia a salire per un ghiaione assolato e abbastanza impegnativo…che sembra non finire mai.
Il Rifugio Biella si trova sotto la cima della Croda del Becco, in una posizione panoramica fantastica.

La vista dal rifugio Biella, con alla destra la Croda del Becco.

Dal rifugio Biella abbiamo visto anche la cima del Pelmo, dove saremmo arrivati qualche giorno dopo…e non ci sembrava possibile arrivare fin là a piedi, e invece…avremmo fatto anche molto di più! Oltre ad essere in una posizione fantastica al rifugio Biella abbiamo mangiato molto bene e i gestori sono molto gentili e accoglienti. L’unico neo è che al rifugio Biella non ci sono docce e le camerate sono molto piccole, per cui si soffriva il caldo. Però il giorno dopo abbiamo scoperto che dopo un’ora di cammino (molto tranquilla) si trova il rifugio Sennes. Quindi il nostro consiglio è di arrivare al rifugio Biella, fare una sosta mangiando una fetta do torta e poi arrivare al rifugio Sennes, che si trova in un bell’alpeggio.

Tappa 2 – Dal rifugio Biella al rifugio Lavarella

  • Lunghezza: 13,5 km
  • Dislivello: +512 -779
  • Durata: 5.00 h
Alpe Fanes, davanti al rifugio Lavarella.

Questa bella tappa prevede una discesa impegnativa fino al rifugio Pederù, da cui poi ci si riporta in quota sempre attraversando un ghiaione. Invece la prima parte è molto piacevole: tra alpeggi e boschi del parco Naturale Fanes-Senes-Braies. Si arriva infine sotto i monti Fanes, dove si apre un alpeggio incantato. Il rifugio Lavarella è situato proprio in questo alpeggio, popolato da mucche e vitelli e dove si trova il caratteristico Lago Verde.

Lago Verde nei pressi del rifugio Lavarella
Lago Verde nei pressi del rifugio Lavarella

Tappa 3 – Dal rifugio Lavarella al rifugio Col Gallina

Questa tappa è una delle più spettacolari, oltre che delle più impegnative. Solitamente questa tappa finisce al rifugio Lagazuoi, che sorge in una posizione panoramica, ma noi non abbiamo trovato posto e così siamo scesi al Col Gallina.

Dati dal rifugio Lavarella al rifugio Lagazuoi:

  • Lunghezza: 12,5 km
  • Dislivello: +1090 -398
  • Durata: 4.50 h

Questo tratto dell’Alto Via n.1 delle Dolomiti porta in alto fino alla forcella del Lago da cui si gode di una vista unica.

Forcella del Lago

Scende poi per uno stretto e ripido sentiero fino al lago e risale infine al Lagazuoi. Noi in quest’ultimo tratto abbiamo trovato ancora molta neve, ma si riusciva a percorrere senza troppi problemi.

Una volta saliti al rifugio Lagazuoi siamo scesi con la funivia al passo Falzarego per raggiungere il rifugio Col Gallina. Per chi scegliesse di scendere a piedi c’è anche una strada che percorre delle gallerie sotterranee scavate durante la prima guerra mondiale (ma bisogna avere la propria pila e l’attrezzatura da ferrata per assicurarsi). La discesa a piedi dal Lagazuoi al Col Gallina dura circa 2h/2,30h e circa -450 di dislivello.
Noi abbiamo scelto la funivia perchè era stata una giornata impegnativa: salendo alla forcella del Lago ci ha colti un temporale con grandine, per cui ci siamo dovuti fermare per un’ora circa sotto il nostro tarp e quando siamo ripartiti eravamo decisamente provati dall’esperienza e dal freddo. Inoltre continuava a minacciare pioggia e ulteriori temporali, così abbiamo scelto la strada più breve.

Il rifugio Col Gallina non ci ha soddisfatti molto. La qualità del cibo era bassa, gli spazi comuni poco curati e chi lo gestiva per niente preparato ad aiutare gli escursionisti dell’Alta Via. L’unica nota positiva è stata la camera davvero curata: l’unica privata con il letto matrimoniale e persino con il bagno in camera.

Tappa 4 – Dal rifugio Col Gallina a Malga Giau

Alle spalle la cima Ambrizzola, sulla via per scendere al passo Giau.

Il percorso tradizionale parte dal rifugio Lagazuoi e arriva al Nuvolau, vi diamo dunque i dati relativi alla tappa tradizionale.

  • Lunghezza: 10,5 km
  • Dislivello: +590 -767
  • Durata: 4.45 h

La mattina siamo ripartiti con l’idea di arrivare presto a Malga Giau poiché anche quel giorno erano previsti temporali e volevamo evitare di trovarci in mezzo al nulla tra tuoni e fulmini! Anche questa tappa del trekking è davvero incredibile e porta sotto al maestoso complesso montuoso Cinque Torri.

Cinque Torri
Cinque Torri

Il percorso tradizionale da questo punto salirebbe fino alla forcella del Nuvolau dove si trova l’omonimo rifugio.

Noi però anche questa volta non avendo trovato posto al Nuvolau avevamo prenotato a Malga Giau, che si raggiunge percorrendo la variante a est del Nuvolau, sentiero 440 dal rifugio Scoiattoli o Cinque Torri.
Così dal rifugio Scoiattoli non siamo saliti alla forcella Averau (anche per timore dei temporali), ma siamo scesi al passo Giau e da lì all’omonima malga. Il sentiero 440, che abbiamo percorso dal complesso del Cinque Torri alla Malga Giau, ci è stato consigliato da escursionisti esperti dell’Alta Via in quanto meno affollato e più bello del tratto che porta al Nuvolau.

La malga Giau è stata una di quelle alternative che decisamente ci sentiamo di consigliarvi. Questa malga situata nel bel mezzo di un piccolo alpeggio è un luogo accogliente e curato, dove Barbara, che la gestisce, è attenta a ogni dettaglio delle camere così come delle parti comuni. E sicuramente è uno dei rifugi in cui abbiamo mangiato meglio.

Tappa 5 – Da Malga Giau al rifugio Città di Fiume

La Malga Giau è appena fuori dal percorso tradizionale dell’Alta Via n.1, ma per riprendere il sentiero dell’Alta Via non è necessario tornare indietro allungando così la strada. Si può percorrere il sentiero 465 e riallacciarsi più avanti al percorso tradizionale. Questa tappa è più tranquilla delle precedenti, con minor dislivello, ma altrettanto interessante.

Il Pelmo al tramonto, in tutto il suo splendore.

La tappa tradizionale parte dal rifugio Nuvolau e arriva al rifugio Città di Fiume e i dati sono i seguenti:

  • Lunghezza: 13,7 km
  • Dislivello: +331 –986
  • Durata: 4.55 h

La quinta tappa porta proprio sotto alla cima del Pelmo, monte imponente alla cui base si trova il rifugio Città di Fiume, di proprietà del CAI. Questo rifugio è molto accogliente, si mangia bene e chi lo gestisce è molto gentile e preparato sul luogo ed esperto dell’Alta Via, cosa utile e che fa piacere, anche per scambiare due chiacchiere o avere dritte per le tappe successive. Inoltre la sera si può godere il tramonto che accende di rosso la cima del Pelmo.

Tappa 6 – Dal rifugio Città di Fiume al rifugio Sonino al Coldai

  • Lunghezza: 9,6 km
  • Dislivello: +515 -303
  • Durata: 3.40 h

La prima parte della sesta tappa dell’Alta Via è molto piacevole, rimane in quota e passa per la Casera Vescovà dove consigliamo di comprare dell’ottimo formaggio prodotto in loco con cui fare uno spuntino a pranzo. La seconda parte invece sale in quota fino al rifugio Coldai ed è più impegnativa e assolata. Una volta arrivati al rifugio Coldai, a dieci minuti in più di cammino si trova il bellissimo lago Coldai, dove consigliamo assolutamente di sostare per un po’ di relax!

Lago Coldai
Lago Coldai

Il rifugio Coldai, di proprietà del CAI, è in una posizione particolare, incastrato nella roccia, dove c’è spazio solo per il rifugio. Questo rifugio ha anche camere doppie, ma solo con letto a castello. Noi abbiamo scelto questo rifugio come consigliato dalla guida, ma suggeriamo invece di proseguire fino al rifugio Tissi che si trova a un’ora e mezza di strada dal Coldai e si trova sotto la parete del monte Civetta in una posizione unica. Inoltre permette di accorciare la tappa n.7 che altrimenti è decisamente troppo lunga.

Tappa 7 – Dal rifugio Coldai al rifugio Bruto Carestiato

  • Lunghezza: 18,7 km
  • Dislivello: +951 -1249
  • Durata: 6,10 h
Discesa dal rifugio Vezzoler
I tornanti dal rifugio Vezzoler

Questa tappa, come segnalato sopra, è veramente troppo lunga e vi consigliamo di valutare alcune alternative. Ci sono due diverse opzioni: arrivare fino al rifugio Tissi il giorno precedente o altrimenti aggiungere una tappa fermandosi al rifugio Vezzoler che si trova a metà strada tra il Coldai e il Carestiato.

La prima parte di questa tappa attraversa comunque luoghi mozzafiato costeggiando il monte Civetta. La seconda, dal rifugio Vezzoler scende e poi risale di quota, passando in mezzo a molti ghiaioni, e risulta più faticosa. Quando si arriva al rifugio Bruto Carestiato si viene ripagati di tutta la fatica fatta! Il rifugio è circondato dalle cime delle Dolomiti e i gestori vi faranno sentire a casa…e potrete mangiare i tipici casunzei, accompagnati da un buon bicchiere di vino.

Tappa 8 – Dal rifugio Bruto Carestiato a malga Pramper

Il percorso tradizionale di questo trekking porterebbe al rifugio Sommariva al Pramperet.

  • Lunghezza: 13,5 km
  • Dislivello: +567 -544
  • Durata: 4.30 h
forcella del Moschesin
Vista dalla Forcella Moschesin

Noi non avendo trovato posto abbiamo scelto la malga Pramper. Anche questa un’ottima alternativa per il pernotto e, a quanto ci hanno detto i gestori del rifugio Carestiato, anche migliore del rifugio Sommariva, però più scomoda per il percorso. Per arrivare alla malga infatti, una volta arrivati alla Forcella del Moschesin si lascia il percorso tradizionale, si scende di 400m di dislivello e il giorno seguente ne vanno fatti in salita 250m, fino al rifugio Somamriva, da cui bisogna per forza passare.
Alla malga Pramper comunque siamo stati davvero bene. La camerata era spaziosa e con un bagno ampio, la cena molto buona e a colazione abbiamo trovato il burro ancora caldo, fatto in malga un’ora prima!

Tappa 9

Questa tappa avrebbe dovuto portarci dalla malga agriturismo Pramper al rifugio Pian de Fontana e da lì il giorno seguente saremmo dovuti scendere a valle. Purtroppo però il tempo non è stato dalla nostra parte e quel giorno erano previsti temporali. Così memori dell’esperienza dei primi giorni e stanchi dalla, troppo, lunga tappa n. 7 abbiamo scelto di non correre contro il tempo, ma di scendere a valle dalla malga Pramperet.

Così dalla malga Pramperet siamo scesi in Val di Zoldo dove abbiamo concluso l’Alta Via!

Ferrata del Marmol

La penultima tappa, che dal rifugio Pien de Fontana arriva al rifugio 7^Alpini, da cui si scende poi a Belluno, è una ferrata lunga e impegnativa.

Prima di partire, avevamo pensato di farla senza renderci conto della sua lunghezza (3h30 e 450m di dislivello in discesa) e dell’impegno richiesto, ma poi parlando con i ragazzi del rifugio Città di Fiume abbiamo deciso di evitarla e chiudere prima l’Alta Via.

Se doveste decidere di farla documentatevi bene e valutate se la vostra esperienza è adeguata. Inoltre è fortemente consigliato dormire al Bivacco Marmol che si trova subito sopra l’inizio della ferrata così da avere tutto il tempo necessario per scendere in sicurezza. Ci hanno raccontato di persone che si sono trovate a passare la notte in mezzo alla ferrata: esperienza da evitare.


Percorrere l’Alta Via n.1 delle Dolomiti è stato davvero una bellissima esperienza. Abbiamo camminato in mezzo a montagne tra le più belle al mondo e abbiamo vissuto secondo ritmi più naturali, lenti, dettati dalla natura e dai nostri corpi. Questa lentezza, ormai rara, ci ha permesso di vivere in modo pieno ogni momento del nostro trekking! Un’esperienza davvero bella che consigliamo a chi ha voglia di camminare un po’ o a chi ama la natura!

4 commenti

  • Molto interessante grazie mille.
    Avete trovato tratti esposti?
    Sarei interessata a percorrerla anche se non credo riuscirò interamente.
    Complimenti!

    • Ciao Alessia, grazie a te, ci fa piacere che tu l’abbia trovato interessante! No, non ci sono tratti esposti (escludendo le ferrate!). Il sentieri più impegnativo è il tratto che scende dalla forcella del lago, ma comunque fattibile. Ti auguriamo di riuscire a percorrerne anche solo un tratto. Buon cammino!

  • Bellissimi posti, foto, e articolo utile e coinvolgente!!

    Complimenti per la camminata!

Lascia un commento